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Il prosecco fa male ai denti?

Più che un complotto ordito dalla lobby dei produttori inglesi di birra, si tratta di una boutade, una “fake-news” come l’ha declassata con i suoi consueti modi cortesi, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia.

Sebbene il prodotto di punta della tradizione enologica veneta sia stato oggetto di un fuoco incrociato a cura di ben due giornalisti non propriamente sconosciuti, è questa l’analisi che è il caso di accreditare come più vicina all’effettiva realtà. E non tanto perché queste due eminenti penne britanniche abbiano voluto scherzare, scrivendo ciò che hanno scritto con toni allarmistici e in guisa di monito per le donne che “avrebbero perduto il proprio sorriso”, ma per un’altra mastodontica serie di motivi che fanno del prosecco DOC e DOCG un prodotto eccezionale sotto ogni punto di vista.

Nicola Brusco: Gli inglesi e il prosecco

Nicola Brusco: Gli inglesi e il prosecco
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La produzione di Prosecco DOC e DOCG di Valdobbiadene e Conegliano – che impiega direttamente oltre 5.400 addetti di cui quasi 900 under 40 – nel 2014, si è attestata a quota ottanta milioni di bottiglie. Forse, scrivendolo – meno correttamente – in numeri anziché in lettere, questo valore assume più opportunamente la sua maestosità: 80.000.000. Ottanta milioni di tappi che sono saltati o che salteranno nel prossimo futuro e circa 250.000.000 di calici di questo ottimo vino, riempiti e bevuti.

Il valore di questa produzione è stimato intorno ai 404 milioni di euro che – solo negli ultimi dieci anni – ha raddoppiato il proprio valore, arrivando ai livelli odierni.

Nel 2015, la produzione di Vino Prosecco DOC e DOCG è stata assorbita solo per il 58% dal mercato nazionale, mentre il rimanente 42% è stato esportato. Germania, Svizzera e – udite, udite – Regno Unito, sono fra i maggiori importatori di Prosecco, con, rispettivamente, l’8%, il 6% e il 7% sul totale. Il Regno unito consuma l’otto per cento del prosecco prodotto nella zona di Valdobbiadene e Conegliano ogni anno.

La notizia – ma sarebbe meglio chiamarla come merita, “la BUFALA”, è stata data dai due quotidiani britannici Daily Mail e Guardian, sulla scorta di uno studio del consulente scientifico della British Dental Association professor Damien Walmsley, che accusa il Prosecco per la presenza di anidride carbonica, zuccheri e alcool, che possono- secondo lui – minacciare la salute dei denti, “aumentando la sensibilità e il rischio di corrosione”.

Il dott. Mario Aimetti, docente all’Università di Torino e presidente della SIDP, Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, dice in proposito:

E’ difficile identificare nel prosecco un prodotto rischioso… …nessuna demonizzazione, perché ci sono anche tanti altri prodotti con PH acido e contenuto zuccherino che possono mettere i denti a rischio verso la carie e aumentare la sensibilità dei denti, soprattutto se non ci procede all’igiene successiva della bocca.

Le bevande, così come i cibi che possono aumentare la possibilità di sviluppare la carie o aumentare la sensibilità, sono molti: tutte le bevande gassate e con zuccheri, frutta come fragole o arance, solo per citarne alcune, ma la lista potrebbe essere davvero molto lunga.

Insomma, per concludere: i denti non sono a rischi carie se beviamo un buon prosecco. Lo sono, piuttosto, se non ce li laviamo.

 

Luigi di Regaleali

<p>Nato e cresciuto in provincia di Trento, sono figlio degli anni ’70, della Sicilia e delle sue tradizioni.<br />
La mia famiglia coltiva vigne e produce vino da oltre duecento anni e anche io, dopo gli studi e una carriera nel management alberghiero, sono approdato al mondo del vino, dell’enologia e della viticoltura.</p>

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Nato e cresciuto in provincia di Trento, sono figlio degli anni ’70, della Sicilia e delle sue tradizioni.
La mia famiglia coltiva vigne e produce vino da oltre duecento anni e anche io, dopo gli studi e una carriera nel management alberghiero, sono approdato al mondo del vino, dell’enologia e della viticoltura.

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