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WineScout ad Autochtona 2017 alla Fiera di Bolzano

WineScout ad Autochtona 2017 alla Fiera di Bolzano

In uno spazio espositivo non particolarmente ampio, ma nella posizione – forse – più in vista dell’intera fiera di Bolzano, Autochtona 2017, la fiera dei vini prodotti con vitigni autoctoni e specifici dei diversi territori rappresentati, ha dimostrato che, anche piccole produzioni, anche solo da qualche migliaio di bottiglie e con pochi ettari vitati (anche uno solo), possono riservare sorprese e offrire bottiglie di grande valore.

L’Italia vi è rappresentata in tutta la propria lunghezza, sebbene gli Autochtona Awards siano poi stati assegnati a cantine e a bottiglie la cui posizione geografica non va più a Sud del Lazio.

Due i premi assegnati a cantine e a vini del Piemonte. Il miglior Vino Rosso di Autochtona 2017 è stato, infatti, il Dolcetto di Diano d’Alba DOCG Sorì Costa fiore 2016, mentre il premio di Miglior Vino Rosato è stato il Lirico Monferrato DOC Chiaretto 2016 di Cascina Gilli.

Friulano, della cantina Aquila del Torre, il Miglior Vino Dolce, con il suo Picolit DOCG Colli Orientali del Friuli 2013, mentre è emiliano il Miglior Vino Frizzante: il Lambrusco di Modena Doc Rosé Spumante Brut Metodo Classico 2013.

Il premio al vitigno di riferimento del proprio territorio, lo Speciale Terroir, è stato assegnato all’azienda veneta Maeli e al suo Dilì Moscato Giallo IGT Veneto Vino Frizzante 2016.

La più meridionale tra le bottiglie premiate, invece, è quella dell’Arcaro Maturano IGT 2016 dell’azienda agricola D.S. Bio di Pescosolido in provincia di Frosinone, che produce questo vino con un’antica varietà di uva, recentemente riscoperta, proprio a opera di Danilo Scenna (la sigla D.S. del nome dell’azienda)

Le nostre degustazioni

Se, per due adulti, è stato impossibile assaggiare le centinaia di vini proposti in degustazione, è stato altrettanto difficile resistere a tutte le tentazioni a cui siamo stati indotti, specie dopo aver ascoltato le descrizioni pazienti e appassionate, ma anche puntuali e prive di inutili enfasi dei vari rappresentanti.

Eccone alcune:

Azienda Agricola Romealla, Castelviscardo (TR) www.romealla.it

Abbiamo assaggiato, della Cantina Romealla, il Grechetto 2016, prodotto con il 100% di uva grechetto, e il Vallocchio 2016, composto dal 60% da uva grechetto e dal 40% da uva verdicchio. Il primo meno profumato ma più sontuoso, il secondo frizzante, più ricco e adatto a piatti gustosi di formaggi freschi e di pesce.

Cascina Bricco Ottavio, Buttigliera d’Asti (AT) www.cascinabriccoottavio.it

Dei sette vini presentati dalla Cantina Bricco Ottavio, abbiamo scelto di assaggiare quelli prodotti con vitigni dai nomi meno “conosciuti”. Abbiamo, quindi bevuto il Freisa d’Asti DOC Anfora e il Freisa d’Asti DOC El Nonu della Cantina Bricco Ottavio, fondata nel 2012. L’Anfora, in particolare, è il primo vino in Italia ad essere vinificato in anfore di terracotta, dove il vino respira, senza acquisire sentori esterni.

Le uve Freisa, piuttosto tanniche, generano vini vivaci e piacevolmente fruttati, che si prestano anche a essere invecchiati per periodi mediamente prolungati. I due della Cascina Bricco Ottavio che abbiamo assaggiato non hanno tradito minimamente le nostre aspettative.

Cantina Marchiori, Farra di Soligo (TV) www.marchioriwines.com

È stato il primo espositore da noi visitato. Siamo stati accolti dal sorriso e dall’entusiasmo di Sara Marchiori, la quale con pazienza e perizia, ci ha illustrato il progetto di Prosecco “5 Varietà”, la loro produzione di Prosecchi Superiori DOCG, ottenuti con uve Glera, Bianchetta e Perera, provenienti dalle innumerevoli vigne di proprietà e che giacciono lungo il territorio posto al centro della DOC Prosecco di Valdobbiadene e Conegliano. Sara ha presentato la potenza di uno dei suoi vini come “una lama d’acciaio che ti scorre dentro“. Non è servito altro per iniziare la nostra degustazione.

I prosecchi Marchiori sono, a seconda dell’edizione, secchi, profumati, armoniosi e suggeriscono l’affiancamento a cibi poco speziati, come le cruditè di pesce o i formaggi freschi.

De Faveri Spumanti, Vidor (TV) www.defaverispumanti.it

Un’azienda che si trova quasi al quarantesimo anno dalla fondazione e che produce un milione di bottiglie all’anno con le uve Glera provenienti dai venti ettari di proprietà.

Tra i quattro prosecchi presentati, abbiamo scelto di degustare il Millesimato Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Spumante Brut Selezione G&G e il Millesimato Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Spumante Brut Selezione Bottiglia Nera, entrambi grandi vini, come ci si poteva aspettare, possono essere bevuti con gli antipasti o essere abbinati con disinvoltura a pesce, crostacei, carni bianche e formaggi teneri.

Azienda Agricola D.S. bio, Pescosolido (FR)

Fondata nel 2012 D.S. bio coltiva un ettaro vitato e produce 5.000 bottiglie all’anno di Arcaro Maturano, di Volumnia (Lecinaro e Sangiovese) e di Matre (Maturano e Trebbiano). Abbiamo assaggiato i due Maturano e il Volumnia.

Cantina Marco Canneddu, Mamoiada (NU) www.cantinacanneddu.it

Di questa cantina abbiamo assaggiato Zibbo, un rosso vinificato in purezza del 2015 che ci ha fatto girare lo sguardo l’uno verso l’altro. Zibbo è Raffaele Canneddu, il nonno di Marco e di Grazia a cui i due nipoti hanno dedicato un Cannonau, ricco, pieno e lunghissimo, rotondo e perfettamente equilibrato.

Il Cannonau Zibbo proviene da poderi lavorati a mano o con l’ausilio dei buoi per la strettezza dei percorsi tra i filari, dopo la frangirura, la macerazione e la follatura, segue affinamento in botti di rovere esausto.

Il risultato è un vino dal gusto pastoso ma anche fresco che si abbina perfettamente con con primi piatti al sugo di carne, arrosti, carni alla griglia, zuppe di pesce speziate e dalla piccantezza anche marcata, formaggi di media e lunga stagionatura.

Il Cannonau Zibbo di Marco Canneddu è stato – secondo il mio gusto – il vino più buono che ho potuto degustare all’Autochtona 2017 e l’unico di cui ho finito l’assaggio fino all’ultima goccia. Certo, i vini presentati erano oltre 400 e berli tutti – conservando capacità critica e autocontrollo – sarebbe stata un’impresa che avrebbe richiesto diversi giorni di tempo e un paio di fegati di ricambio a disposizione. Tuttavia, ritengo che si possa affermare senza tema di essere smentiti che i vitigni autoctoni riservano ancora tante gradite sorprese.

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Written by:

Ciro Iodice Napodano
Napoletano di nascita e cosmopolita d’adozione sono cresciuto nella cultura della buona tavola e dell’ottimo bere.
Vino, birra belga e cocktail ricercati sono sulla mia tavola ogni giorno.
Per lavoro, da oltre trent’anni, scrivo software e da più di venti mi occupo di siti Internet, visibilità e SEO.
Per passione, da circa quindici anni, scrivo storie e novelle più o meno lunghe. Ho pubblicato cinque romanzi e mi sono innamorato perdutamente della scrittura creativa.
Amo cucinare, mangiare, bere bene (e responsabilmente) a suon di rock, blues, funky e metal.
Questo sito è uno dei miei amori più recenti.

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